La mia voce, la mia storia
Non credo nelle biografie patinate o “da curriculum”. Credo nelle storie vere, quelle che iniziano tra ferite, inciampi e tentativi di rialzarsi. Per questo voglio raccontarti senza filtri la mia storia, nella quale forse potrai un po’ riconoscerti anche tu.
C’era una volta una ragazzina. Scuole medie, un’ora buca, un banco condiviso con un compagno “speciale” (così li chiamavamo negli anni ’90). Un ragazzo silenzioso, “diverso”, sempre accompagnato da un professore. Un giorno il prof esce dall’aula per un caffè, lei prende un pastello e inavvertitamente sposta i colori perfettamente allineati del ragazzo. La reazione è esplosiva: urla, oggetti lanciati, violenza. Il professore rientra, lo contiene fisicamente e caccia via lei.
Dopo qualche minuto il docente la raggiunge in corridoio e la sgrida. La colpevolizza perché “non è stata capace di relazionarsi correttamente” e ha fatto arrabbiare il ragazzo. Ignora le sue lacrime e rientra in classe.
Anni dopo, la stessa ragazza lotta contro un disturbo alimentare e la depressione. È l’anno della maturità, rischia di perderlo per le troppe assenze. Una mattina un’insegnante le chiede come sta.
Per un attimo si sente finalmente vista.
“Sto bene”, risponde. Ma quando prova ad aggiungere altro viene zittita: “Se stai bene, devi venire alle mie lezioni!”. Passa ore a guardare le compagne fare ciò che lei non può fare e l’insegnante non crede ai suoi problemi nonostante i certificati medici. Anzi, la stessa docente le indica una compagna anoressica come “esempio da seguire”. Lei — in sovrappeso — non era riconosciuta neppure nella sofferenza.
Quella ragazza cresce, diventa donna e sceglie di trasformare il dolore in una direzione. Studia per diventare educatrice, anche se all’inizio rifiuta di lavorare con ragazzi disabili: il ricordo di quel suo compagno di banco la paralizza ancora.
Si dedica alle ragazze fragili, quelle che hanno perso la voce, che vogliono essere viste per ciò che sono, non per come dovrebbero essere. Silenziose, ma con una rabbia che potrebbe incendiare il mondo.
Quella donna ovviamente ero io. E lavorare come educatrice è stato il passaggio necessario per diventare la me di oggi, una life coach per donne e imprenditrici, ribelle e anticonformista
Ho capito che ogni ragazza con cui lavoravo portava dentro le stesse ferite: la vergogna per il proprio corpo, la paura di non essere abbastanza, l’idea che il proprio valore dipendesse dall’approvazione degli altri. E dietro queste ferite c’era sempre la stessa causa: una società che insegna alle donne a essere piccole, silenziose, accomodanti.
Così dentro di me ho sentito sempre più forte il desiderio di iniziare a lavorare per cambiare il sistema che crea quelle ferite.
È stato durante la pandemia che ho realizzato che potevo e volevo fare di più e ho deciso di studiare e formarmi come coach per donne.
Dal lavoro educativo
al coaching femminile
E tutto inizia a procedere a meraviglia!
Mmmmh…. No, non proprio!
Sbatto contro muri, fallisco, riprovo. Il mio telefono aziendale squilla ma chiedono del “titolare”. Mi chiamano “signorina” con un tono di voce che la dice lunga sulla stima che nutrono nei miei confronti. Mi sminuiscono. Ma non mollo. Nemmeno di un millimetro.
Trovo la mia voce. E la uso. Anche quando non piace. Soprattutto quando non piace. Più mi dicono di “comportarmi da donna”, più divento provocatoria. La mia voce non è solo mia: è anche per chi non riesce ancora a parlare, per chi resta nell’ombra e ha paura di non essere abbastanza o di essere “troppo”.
Rompo gli schemi. Riscrivo le regole.
Ed è così che accade qualcosa di incredibile: le persone iniziano a reagire. Alcuni cercano di spegnermi, ma io scelgo di concentrarmi su chi invece si avvicina, perché vede nella mia voce un riflesso della propria.
Ed è per questo che oggi sei qui. Hai sentito la mia voce.
Ti sei riconosciuta. E hai deciso di restare.
Se sei stanca di formule magiche che promettono milioni svegliandoti alle 5 del mattino, di routine impossibili che ti fanno sentire inadeguata, di consigli dati da chi non ha mai toccato con mano la tua fatica, sei nel posto giusto. Qui si parla di cambiamento reale: niente scuse, niente maschere. Solo strumenti per trasformare la rabbia in forza, per vivere e non soltanto sopravvivere.
Perché ogni donna merita di essere vista, ascoltata e rispettata per quello che è
Il mio credo: attivismo
e crescita personale
L’attivismo più potente è quello che inizia dalla trasformazione personale.
Non puoi cambiare il mondo se prima non cambi te stessa.
Non puoi insegnare il rispetto se non rispetti te stessa. Non puoi educare alla sostenibilità se non la pratichi.
Ecco perché il mio attivismo parte sempre dal lavoro su se stessi. Perché una donna consapevole, libera e autentica è già di per sé un atto rivoluzionario.
Il sistema non lo cambio da sola, ma ho deciso di iniziare da qui
Educazione inclusiva
Nel 2025 non possiamo più permetterci di crescere ragazzi che si vergognano di chi sono. Lavoro con scuole, famiglie e organizzazioni per creare spazi sicuri dove ogni identità è rispettata e valorizzata, dove la diversità non è tollerata ma celebrata.
Sostenibilità quotidiana
Il pianeta sta bruciando e noi discutiamo ancora se il cambiamento climatico esiste. Ogni scelta che fai – dal supermercato al guardaroba – è un seme piantato nel mondo che vuoi lasciare ai tuoi figli.
Alimentazione plant-based
Mangiare è un atto politico. Ogni volta che scegli cosa mettere nel piatto decidi che tipo di futuro vuoi sostenere. Non ti convincerò a cambiare completamente la tua alimentazione né ti prescriverò una dieta: non è il mio lavoro! Ma ti accompagno a guardare cosa c’è davvero dietro le tue scelte alimentari.
Se hai un’organizzazione, una scuola, un’azienda e vuoi portare questi temi nel tuo ambiente, contattami. Insieme possiamo creare percorsi formativi su misura.